BARBARA ERRICO
"Endrigo in Jazz" KOINÈ
KNÈ 010
Sergio Endrigo, un cantante-poeta... mi viene spontaneo accostare il suo nome a quello di altri grandi autori come, Luigi Tenco, Gino Paoli, Fabrizio De Andrè, Giorgio Gaber, Bruno Lauzi, solo per citarne alcuni. Ebbene, durante la seconda metà degli anni '60, questi giovani musicisti sono uniti da un obiettivo comune: portare una ventata di aria nuova all'interno della stanca, ripetitiva e spesso banale, realtà della canzone italiana. Endrigo emerge dalla nicchia dei cantautori, per la personalissima vena poetica, sempre delicata e raffinata, velata da un'aura malinconica, non facilmente compresa dal grande pubblico. Un'aura malinconica che probabilmente è il frutto della lunga collaborazione con importanti nomi della canzone brasiliana, da Vinicius De Moraes a Toquinho, Chico Buarque de Hollanda... Un autore originale dunque, fuori dagli schemi, che non cerca il successo a tutti i costi ma che prosegue per la sua strada con coerenza e convinzione, nel corso della lunga carriera. Barbara Errico, raffinata interprete, ci propone una versione ‘Jazz' di alcuni dei maggiori successi di Sergio Endrigo e con la sua voce, sostenuta e accompagnata da Bruno Cesselli al pianoforte, da Ares Tavolazzi al contrabbasso e da Walter Paoli alla batteria, ci consente di fare un tuffo nostalgico tra le melodie e le liriche di un artista troppo presto dimenticato. Scorrendo tra le tracce del disco, è facile rendersi conto che la Errico nutra un profondo rispetto nei confronti delle canzoni che affronta e che probabilmente interpreta volutamente nel modo più semplice possibile, senza fare sfoggio di inopportuni virtuosismi tecnici ma al contrario, facendo scivolare la sua voce così, in modo sobrio e lineare. In tal modo hanno la possibilità di emergere le liriche dei brani: vere e proprie perle di poesia, sempre caratterizzate e avvolte dalla misteriosa aura malinconica precedentemente menzionata e che sono lo specchio sincero di quel ‘mal d'amore' incessantemente vissuto da Endrigo. Un esempio palese è Lontano dagli occhi, il famosissimo successo presentato a Sanremo nel'ormai lontano 1969; se la versione di quei tempi, eseguita da Mary Hopkin, poteva risultare eccessivamente appesantita dalla presenza degli archi, al contrario questa di Barbara Errico è misurata e agile, affrontata con estrema grazia, arricchita dai preziosi accompagnamenti e momenti di ‘solo' del pianoforte e del contrabbasso di due virtuosi, quali Cesselli e Tavolazzi.
Soffermiamoci solo un istante sul testo: " Che cos'è? C'è nell'aria qualcosa di freddo che inverno non è. Che cos'è? Questa sera i bambini per strada non giocano più. Non so perché l'allegria degli amici di sempre non mi diverte più. Uno mi ha detto che lontano dagli occhi, lontano dal cuore, e tu sei lontana, lontana da me".
La metafora del freddo e dell'inverno servono a Endrigo per esprimere lo smarrimento che prova dentro di sé, provocato dall'allontanamento della donna amata che gli spezza il cuore. Nessuno può regalargli un po' di allegria: né i bambini che sembra partecipino al dispiacere non giocando più in strada, né gli amici di sempre, sagome inutili e indifferenti agli occhi di chi scrive.
La vocalità di Barbara, appunto perché essenziale e priva di inutili virtuosismi, è in grado in qualche modo di ricreare l'atmosfera intimistica e meditativa voluta dal significato testuale e l'arrangiamento jazz si fonde con le parole in modo eccellente ed efficace, lasciandoci immergere in un'atmosfera di suoni garbati e tenui. Splendida anche la rivisitazione di Io che amo solo te, in particolare per il ‘tocco' pulito, limpido, delicato del pianista che guida la cantante nella linea melodica e che materializza una sorta di intensa visione, capace di colpire il cuore al primo ascolto. In Adesso sì, successo del Sanremo '66, ritorna il tema della lontananza, motivo spesso ricorrente all'interno delle liriche dell'autore, nonché causa di dolore: "Adesso sì, adesso che tu vai lontano sono acqua chiara le nostre lacrime e non servono più".
Canzone per te, del Sanremo '68, La rosa bianca, Era d'estate, Aria di neve... insomma, dodici brani scelti tra il vasto repertorio di Endrigo, in cui le melodie appaiono senz'altro modificate ma mai stravolte dai musicisti che si avvicinano ad esse con rispetto, circospezione ed eleganza. Dodici brani, da ciascuno dei quali fuoriesce la padronanza tecnica della cantante, nonché il suo stile personale e forse è proprio questa la peculiarità principale da rilevare: la ricerca di un prodotto nuovo, originale, unita al ricordo di un grande artista che tanto ha dato alla storia della canzone italiana. Un ‘alito di Jazz', un sofisticato omaggio per Sergio Endrigo.
Brani:
01. Adesso si
02. Lontano dagli occhi
03. Perchè
04. La rosa bianca
05. Canzone per te
06. Era d'estate
07. Aria di neve
08. Poema degli occhi
09. Dimmi la verità
10. Chi sei
11. Questo amore per sempre
12. Io che amo solo te
Musicians:
Barbara Errico, voce
Bruno Cesselli, piano
Ares Tavolazzi, contrabbasso
Walter Paoli, batteria
Luca Grizzo, percussioni
Massimo De Mattia, flauto alto
Mirko Cisilino, flicorno
Roberto Rossetti, clarinetto basso
Salvatore Russo, chitarra acustica (4, 8)
Arrangements by Bruno Cesselli
RECENSIONE SU JAZZITALIA
http://www.jazzitalia.net/recensioni/endrigoinjazz.asp
Barbara Errico
Endrigo in jazz

Dodici lune-Koinè 2010
1. Adesso si
2. Lontano dagli occhi
3. Perchè
4. La rosa bianca
5. Canzone per te
6. Era d'estate
7. Aria di neve
8. Poema degli occhi
9. Dimmi la verità
10. Chi sei
11. Questo amore per sempre
12. Io che amo solo te
Barbara Errico - voce
Bruno Cesselli - piano
Ares Tavolazzi - contrabbasso
Walter Paoli - batteria
Luca Grizzo - percussioni
Massimo De Mattia - flauto alto
Mirko Cisilino - flicorno
Roberto Rossetti - clarinetto basso
Salvatore Russo - chitarra acustica (4, 8)
Arrangements by Bruno Cesselli

Via Ferecide Siro 1/e
73100 LECCE
Tel. +39 0832.091231 - 0832.092478
Fax +39 0832.1831054
email: ufficiostampa@dodicilune.it
web: www.dodicilune.it
Sergio Endrigo ha rappresentato una delle voci più importanti della canzone d'autore italiana. La sua attività è iniziata negli Anni Sessanta ed è proseguita nel tempo, anche se dagli Anni Ottanta in poi le sue incisioni, servite da una distribuzione insufficiente, non hanno ottenuto il riconoscimento che pur meritavano, sia da parte del pubblico che della critica. Barbara Errico realizza questo CD attingendo ai quarantacinque giri e ai long playings degli anni Sessanta e Settanta, selezionando un buon numero di brani di successo, di riscontro popolare oltre ad alcune opzioni più sfiziose, care soprattutto ai cultori del cantautore di Pola. La sua frequentazione del songbook endrighiano ha un precedente nel 2004 grazie alla partecipazione, accanto ad altri musicisti, a"Cjantant Endrigo", disco piuttosto inconsueto poiché contiene pezzi celebri tradotti in friulano dell' ingiustamente definito "cantante triste". Va detto, infatti, che l'attribuzione di un carattere cupo o malinconico fanno torto ad un artista dotato, invece, di uno spiccato "sense of humor", formidabile, fra l'altro, nel raccontare divertenti aneddoti. Questa volta la cantante udinese è da sola e, grazie al contributo determinante per gli arrangiamenti di Bruno Cesselli, confeziona un disco affascinante e di gusto raro.
Nei confronti del repertorio scelto si sono adottati alcuni criteri di fondo. Innanzitutto si è evitato di mettere in evidenza il lato "drammatico", in generale, dei testi, prediligendo una lettura secca, asciutta, priva di pathos, ma anche di compiacimento. Le parole sono quasi svincolate dal significato letterale; sono rese come frasi musicali. Disegnano una idea melodica ben articolata su un ricco sottofondo armonico. Nella versione originale le canzoni hanno, invece, un andamento oscillante, ondivago, attraverso una partenza "lenta", un crescendo di tono e un ritorno ad atmosfere più riflessive. L'esecuzione della Errico non contiene questo saliscendi emotivo, dal basso verso l'alto, ripresa e ritorno. E' incardinata verso il centro e questa interpretazione-non interpretazione si rivela un punto di forza del disco. Viene in mente, a questo proposito, la rilettura di "Almeno tu nell'universo" da parte di Elisa per la colonna sonora di "Ricordati di me", film di Gabriele Muccino. Come dichiarato in un'intervista, la stessa cantante friulana ha rinunciato al confronto diretto con Mia Martini, limitandosi ad esporre il motivo in maniera quasi impersonale, senza caricarlo della passionalità viscerale dispensata dalla sfortunata sorella di Loredana Bertè.
Barbara Errico ama, poi, i ritmi brasiliani, come il suo omaggiato del resto. Perciò, accanto alla proposta di brani a firma pure di Toquinho e De Moraes, tratti per la maggior parte da "La vita, amico, è l'arte dell'incontro", bellissimo album del 1969, ha inserito atmosfere sudamericane in diversi pezzi, conferendo un clima latino in prevalenza a una consistente parte delle tracce.
Da tutti questi accorgimenti, le canzoni, pur mantenendo la loro fisionomia, acquistano qualche elemento di novità. Il jazz conferisce, a volte, un retrogusto gradevole e inedito a un repertorio mai datato, ma sempre vitale e straordinariamente fresco.
Bruno Cesselli, oltre al suo ruolo fondamentale nell'organizzazione musicale, si conferma pianista sensibile, attento alle sfumature e pronto a cambiare le dinamiche, quando occorre. In sintesi: è perfettamente calato nel ruolo a lui affidato. Ares Tavolazzi è una sicurezza. Ha un timbro rotondo con il basso e la capacità di elaborare assoli melodici di convincente spessore. Walter Paoli si intende ad occhi chiusi con il suo partner della ritmica. E' particolarmente efficace, ancora, nell'utilizzo delle spazzole per un accompagnamento accorto e corrispondente alle intenzioni della band leader.
La Errico, come detto, pone la sua voce a servizio del progetto. Non ricama, non infioretta per dimostrare quanto è brava. C'è, ma non vuole sovraesporsi. Quando esce con qualche breve passaggio "scat", in due soli brani, lo fa con grazia e quasi con pudore.
Sono impiegati con parsimonia gli altri componenti del gruppo. E' il trio jazz a occupare la maggior parte degli spazi. Fra gli altri, comunque, si segnalano Massimo De Mattia per un bel solo con il flauto ipersoffiato e il chitarrista Salvatore Russo, prezioso cesellatore ne "La rosa bianca".
Sono particolarmente riuscite, poi, le versioni latineggianti di "Adesso sì", incisa negli anni sessanta anche da un giovanissimo Lucio Battisti e di "Dimmi la verità", canzone non molto nota, ma con una inciso accattivante e un bellissimo ritornello, trasformata da un trattamento " a togliere", a ridurre l'impatto sentimentale del brano. Non si può non menzionare, infine, una "Io che amo solo te" pregna di uno swing-soft e una felice e intensa "Poema degli occhi".
In conclusione un cd che segue una tendenza piuttosto diffusa, quella di "vestire in jazz" il repertorio di cantautori o di pop star. Barbara Errico e i suoi musicisti rifuggono dalla rilettura distorta, che vada oltre le premesse, per proporre in fin dei conti qualcos'altro, come evitano la lettura troppo letterale e "leggera". Sono fedeli al titolo individuato e seguono il loro programma con coerenza e in modo elegante.
Gianni B. Montano per Jazzitalia