"ENDRIGO IN JAZZ" per la casa discografica "La dodicilune"
DA SETTEMBRE 2010 IN TUTTI I NEGOZI DI MUSICA
Bruno Cesselli pianoforte
Ares Tavolazzi contrabbasso
Walter Paoli batteria
Salvatore Russo chitarra
Luca Grizzo percussioni
Mirko Cisilino tromba
Massimo de Mattia flauto
Roberto Rossetti al clarinetto basso
recensioni:
http://www.dodicilune.it/kne010.htm
RECENSIONI
…..Barbara Errico rilegge dodici canzoni tratte dal repertorio del cantautore Sergio Endrigo con profonda gentilezza e rispettando l’originale struttura melodica dei brani. La voce della cantante è sempre pulita e la sua interpretazione non fa utilizzo di artifici espressivi di di orpelli barocchi. La rappresentazione jazz della prosa musicale del cantautore diventa così essenziale e quindi ben riuscita…(Luciano Vanni JAZZ IT
…..Il cuore e la grande sensibilità umana e artistica di Barbara Errico, interprete e musicista a tutto tondo, riesce a conferire all’appena pubblicato Endrigo in jazz, un lavoro che ha ricevuto in primis i complimenti della figlia di Sergio, Claudia, del compianto Lelio Luttazzi e di Lino Patruno…. quasi in punta di piedi si accosta a 13 delle centinaia di perle di Endrigo per conferire a esse, senza far sfoggio inutile di tecnica ingombrante…. Un grande lavoro, che arriva diretto al cuore
(Giuliano Almerigogna Messaggero Veneto)
.. Il risultato, nel caso di "Endrigo in jazz", è un omaggio musicale che colpisce per la raffinata e voce di Barbara Errico, che accompagnata da musicisti di livello - riconoscibile lo stile di Tavolazzi - regala atmosfere notturne calde e meditative…..
(Il Gazzettino)
… Barbara Errico si dedica ad un lavoro tutt’altro che semplice: reinterpretare brani così popolari, scomponendoli e ricomponendoli seguendo nuovi canoni compositivi; compito arduo e scivoloso che richiede un’immersione totale nei sentimenti e nelle emozioni originariamente trasmessi dai brani di Endrigo, nonché una conoscenza ampia e completa delle strutture armoniche del jazz classico.
Questi elementi sono gestiti dalla vocalist di Udine con grande consapevolezza e padronanza della situazione, sia dal punto di vista filologico sia dal punto di vista dell’interpretazione vocale, ove i suoi luminosi e avvolgenti vocalizzi, ispirati alla tradizione canora di Peggy Lee, Nina Simone e Sarah Vaugan, così bene si confanno alla poetica di Endrigo… In questo senso le strutture del pentagramma appaiono sicure e lineari, ariose e intense, leggere visioni che colpiscono il cuore dell’ascoltatore con un mood caldo e suadente Nell’insieme questa registrazione dimostra un disegno completo, chiaro, lucido, che non lascia spazio ad incertezze esecutive. Nella sua lavorazione Barbara Errico ha agito con attenta circospezione, ricostruendo ogni brano con uno stile personale, dei sentimenti del tutto nuovi ed una padronanza canora di altissimo livello. L’omaggio è tanto più significativo in quanto la vocalist non cerca imitazione (e non ve n’è traccia in nessun brano del disco), muovendosi piuttosto alla ricerca di una strada propria, personale, che possa rendere ( e vi riesce senz’altro) questa celebrazione ancora più preziosa.
(Andrea Valiante ROMA IN JAZZ.IT 4ARTS.IT)
…Il risultato è un disco raffinato, di grande eleganza, capace con molta semplicità di restituire le diverse sfumature della produzione di Endrigo…. Barbara riesce ad essere “classica” nel ricreare le atmosfere sottilmente malinconiche di Endrigo…. (Andrea Ioime (IL FRIULI)
…. Barbara Errico, raffinata interprete, ci propone una versione ‘Jazz' di alcuni dei maggiori successi di Sergio Endrigo e con la sua voce, sostenuta e accompagnata da Bruno Cesselli al pianoforte, da Ares Tavolazzi al contrabbasso e da Walter Paoli alla batteria, ci consente di fare un tuffo nostalgico tra le melodie e le liriche di un artista troppo presto dimenticato. Scorrendo tra le tracce del disco, è facile rendersi conto che la Errico nutra un profondo rispetto nei confronti delle canzoni che affronta e che probabilmente interpreta volutamente nel modo più semplice possibile, senza fare sfoggio di inopportuni virtuosismi tecnici ma al contrario, facendo scivolare la sua voce così, in modo sobrio e lineare. In tal modo hanno la possibilità di emergere le liriche dei brani: vere e proprie perle di poesia, sempre caratterizzate e avvolte dalla misteriosa aura malinconica precedentemente menzionata e che sono lo specchio sincero di quel ‘mal d'amore' incessantemente vissuto da Endrigo……. La vocalità di Barbara, appunto perché essenziale e priva di inutili virtuosismi, è in grado in qualche modo di ricreare l'atmosfera intimistica e meditativa voluta dal significato testuale e l'arrangiamento jazz si fonde con le parole in modo eccellente ed efficace, lasciandoci immergere in un'atmosfera di suoni garbati…… (a cura di Paola Ingletti NEAPOLISJAZZ)
L’idea non è originale: prendere uno dei cantautori italiani degli anni ’60 e riproporlo in chiave jazz. Non solo non è un’idea fantasiosa — perché nell’opera contaminata di questi artisti confluivano il rock’n roll, gli chansonniers e, appunto, il jazz — ma non è proprio nuova, dato che negli ultimi tempi è una proposta che i jazzisti italiani (curiosità: soprattutto le voci femminili) hanno fatto spesso.
Nessun problema: l’originalità non è di per sé un valore. Specie quando questa proposta perpetua non ha dato sempre i frutti sperati, indipendentemente dall’autore che si andava ad esplorare (fosse Luigi Tenco, Umberto Bindi, Piero Ciampi o chi altro) e indipendentemente dai nomi altisonanti che c’erano dietro all’esecuzione. Eccellenze dello strumento e voci virtuosistiche hanno il più delle volte dato prova della loro stessa virtù, autocompiacendosi, senza quasi mai cogliere lo spirito delle canzoni riscoperte e, dunque, senza restituirlo a chi ascoltava (mi sento di escludere un disco su tutti, e cioè Milestones di Gino Paoli, ma lì – guarda caso – Gino Paoli riproponeva se stesso).
Vivaddio, questo non è il caso di Barbara Errico. Nonostante l’assoluto valore dei musicisti presenti, nonostante l’altisonanza di almeno uno di loro (il contrabbassista Ares Tavolazzi, ex Area, già musicista per Guccini, Conte, Capossela e altri), in Endrigo in jazz non c’è ombra di autocompiacimento. La tecnica si mette a servizio del discorso, umiltà e padronanza dei mezzi entrano in gioco per esaltare l’opera di Sergio Endrigo nel suo complesso.
I traguardi sono due. La voce della Errico, in felice accordo con i ragionati arrangiamenti del pianista Bruno Cesselli, non si limita all’emanazione perfetta delle note, ma filtra in chiave personale il senso di quelle parole su quella musica; nello stesso tempo, però, è in grado di restituire l’essenza delle canzoni originali.
Quando l’impresa riesce completamente, come in “Adesso sì”, “La rosa bianca”, “Era d’estate”, “Aria di neve”, il desiderio di riascoltarle è più che legittimo.
Antonio Piccolo
Beat bear